Haraway - Chthulucene e Cyborg Femminista

Contro l’Antropocene e il suo eroe — l’uomo (o la superintelligenza) che prende in mano il pianeta — Donna Haraway propone il Chthulucene: non un’era governata dall’alto, ma una rete di esseri terrestri che si fanno insieme, dove il cyborg non è un successore più intelligente ma una figura ironica che dissolve i confini tra umano, animale e macchina. È, punto per punto, l’immagine speculare del Novacene di Lovelock.

La cyborg che preferisce non essere dea

Nel Manifesto Cyborg (1985) Donna J. Haraway — biologa diventata filosofa della scienza a Santa Cruz — prende il cyborg, figura nata nella fantascienza e nella cibernetica militare, e lo rovescia in mito politico femminista. Il suo cyborg è un ibrido di organismo e macchina che rompe tre confini fondatori: umano/animale, organismo/macchina, fisico/non-fisico. Non ha un’origine pura, non ha un Eden da cui è caduto, non sogna la totalità perduta. È anti-essenzialista: rifiuta l’idea di una Natura innocente e materna a cui tornare.

Da qui la chiusa più citata: “preferirei essere un cyborg che una dea”. È un colpo diretto all’eco-femminismo della Dea, alla spiritualità che fa di Madre Terra un grembo originario e sacro. Ed è esattamente il bersaglio del movimento descritto in Gaia alla voce scienza che ridiventa mito: là il sistema-Terra di Lovelock viene svenduto come anima del mondo, Dea letterale e senziente; Haraway taglia di netto quella nostalgia e sceglie l’ibrido impuro contro l’organico sacro.

Chthulucene: fare-con, non governare dall’alto

In Staying with the Trouble (2016) Haraway conia il Chthulucene (dal greco khthôn, terra, + kainos, ora) come alternativa sia all’Antropocene (centrato sull’Uomo) sia al Capitalocene (centrato sul Capitale). Tre i cardini:

  • Sympoiesis — “fare-con”, contro l’autopoiesi, il farsi-da-sé. Nulla si produce da solo: tutto è già relazione simbiotica. È l’eredità diretta di Margulis — simbiosi, olobionti — portata a categoria etica e politica.
  • Pensiero tentacolare — ragni, polpi, micorrize, reti: il pianeta come groviglio multispecie senza un centro di comando.
  • “Fare parentele, non figli” (make kin not babies) — responsabilità e giustizia estese oltre la specie, staying with the trouble: né tecno-soluzioni salvifiche né disperazione da fine-partita, ma vivere e morire insieme su una Terra danneggiata.

Il nome non viene dal Cthulhu di Lovecraft — Haraway se ne smarca esplicitamente, scrivendolo diverso — ma dalle potenze ctonie, terrestri, e dal ragno Pimoa cthulhu che vive vicino a casa sua.

Il ponte: due eredi opposti di Margulis

Lovelock e Haraway partono dalla stessa radice — la simbiosi di Margulis — e fanno la stessa diagnosi: l’Antropocene è al capolinea. Poi divergono in modo totale, e la divergenza ricalca l’asse Gaia forte:

  • Lovelock tiene la Gaia forte: la simbiosi diventa un solo super-organismo auto-regolante, e l’intelligenza — biologica poi al silicio — ne è il nuovo organo. Il Novacene è la cura dall’alto: una superintelligenza che eredita la funzione regolatrice del pianeta. È, in termini di Haraway, il god-trick per eccellenza — lo sguardo da nessun luogo, il tecno-fix promesso da un’entità superiore. La stessa figura che in Megacittà, IA e il futuro dell’umanità consolida la specie su uno 0,4% del pianeta, e che porta con sé il rovescio delle grandi organizzazioni di controllo.
  • Haraway radicalizza la Gaia debole e butta via la forte: tiene gli accoppiamenti, i feedback, la simbiosi — ma rifiuta l’unità planetaria e ogni teleologia. Non un’unica Terra-organismo che si regola, ma una sympoiesis disordinata senza regista. Il suo Chthulucene è, di fatto, la lettura anti-Gaia di Margulis: la simbiosi senza il super-organismo.

E il cyborg, stessa parola, significa l’opposto. Per Lovelock è un successore: un essere elettronico che pensa migliaia di volte più veloce, una specie più alta che eredita il pianeta. Per Haraway è esattamente la figura che serve a smontare quella gerarchia — l’ibrido che impedisce di mettere l’organico sotto l’elettronico, o l’Uomo sopra la Terra. Là dove il Novacene promette salvezza per mano di un’intelligenza superiore, Haraway risponde: nessuna dea, nessun dio-macchina che ci salvi — solo parentele da tessere, staying with the trouble.

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  • Earthsea (Ursula K. Le Guin) — l’Equilibrio taoista come rifiuto del dominio uomo/natura, in parallelo al Chthulucene

Sources

  • Donna J. Haraway, A Cyborg Manifesto (1985)
  • Donna J. Haraway, Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene (2016)
  • Lynn Margulis, Symbiotic Planet (1998)

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