BDSM e il Desiderio di Perdere l’Identità
Il BDSM non è soltanto un repertorio di pratiche erotiche: è una tecnologia del sé che mette in scena, e rende godibile, la cosa che il soggetto tardo-moderno più teme e più desidera — smettere di essere un io. Sotto la frusta, nel contratto, nel bondage, ciò che si cerca non è il dolore in sé ma la sospensione della sovranità personale: per un tempo delimitato, qualcun altro decide, e il peso di essere un soggetto autonomo cade. È la cornice filosofica di cui la dronificazione è la versione estrema e letterale.
Il soggetto come fardello
La tesi di partenza è che l’identità, nella tarda modernità, sia diventata un carico, non un dono. Già Fromm (Fuga dalla libertà, 1941) aveva mostrato che la libertà moderna produce angoscia: liberato da ogni vincolo dato — Dio, casta, comunità, ruolo — l’individuo si ritrova solo a fondare se stesso, e spesso fugge questa libertà cercando un’autorità a cui consegnarsi.
La condizione postmoderna radicalizza il quadro. Il sé non è più solo libero: è imprenditore di se stesso, costretto a scegliere, ottimizzarsi, marcarsi, performare la propria unicità senza sosta. È il soggetto-di-prestazione di Byung-Chul Han (La società della stanchezza), che non è oppresso da un padrone esterno ma si sfrutta da solo fino al burnout, perché l’imperativo è interno: puoi, quindi devi. È la vetrina permanente in cui l’identità va esibita e difesa ventiquattr’ore al giorno.
In questo regime, cedere il controllo diventa un sollievo erotico. Non dover più decidere, scegliere, valere; affidare a un altro la responsabilità del proprio corpo e della propria volontà — è la liberazione, non dalla mancanza di libertà, ma dall’eccesso di libertà. Il BDSM offre, in forma ritualizzata e consensuale, esattamente ciò che Kaczynski descrive come il vuoto della libertà moderna: ma lo capovolge in piacere, anziché subirlo come anestesia.
Tre genealogie filosofiche
Bataille — l’erotismo come dissoluzione. Per Georges Bataille (L’erotismo, 1957) siamo esseri discontinui: separati, chiusi nel nostro individuo, e segretamente nostalgici della continuità da cui la nascita ci ha staccati. L’erotismo è il tentativo di rompere la discontinuità — di perdere i confini dell’io — e per questo è imparentato con la morte (la petite mort) e con il sacro. Il dolore, la trasgressione, l’eccesso non sono accessori: sono i mezzi con cui il soggetto viene aperto, violato nel suo isolamento. Il BDSM è bataillismo applicato: una macchina rituale per dissolvere il confine dell’io senza morire davvero.
Foucault — la desoggettivazione produttiva. Michel Foucault leggeva la pratica S/M non come patologia ma come invenzione: la creazione di nuove forme di piacere slegate dalla genitalità e dall’identità sessuale fissata. La sottomissione, per lui, è una esperienza-limite (expérience limite) che de-soggettiva: dissolve l’io stabile prodotto dai dispositivi di potere-sapere, e nel farlo lo libera. Paradosso centrale: il rapporto di potere più esplicito e teatrale — dominazione e servitù — diventa lo strumento per sfuggire all’identità che il potere normale ci impone in silenzio. La gerarchia consensuale come via di fuga dalla gerarchia non consensuale.
Deleuze — il masochismo come sospensione. In Il freddo e il crudele, Deleuze separa nettamente sadismo e masochismo (non sono complementari). Il masochismo è governato dal contratto e dalla sospensione: il masochista sceglie la propria sottomissione, la regola, la formalizza, e così — paradosso di nuovo — è lui ad avere il controllo della perdita di controllo. Il piacere sta nell’attesa, nel differimento, nel congelamento del sé in un quadro vivente. Non l’annientamento dell’io, ma la sua messa-in-pausa pattuita.
Il consenso come cornice: perdersi senza perdersi
Il filo che unisce le tre genealogie e le distingue dalla patologia è il consenso — il safeword, il contratto, lo aftercare. Ciò che rende il BDSM una pratica della perdita di identità e non semplicemente violenza è che la dissoluzione dell’io è incorniciata, reversibile, governata. Il soggetto si perde avendo deciso di perdersi, e potendo tornare. È la differenza esatta tra la dronificazione volontaria di HexCorp e la coercizione delle enclave che svuotano l’io senza via d’uscita.
Questo lo imparenta con altre due forme di dissoluzione presenti nel giardino, ma le rovescia per movente:
- la notte oscura mistica svuota l’io per fare posto a Dio;
- l’individuazione integra l’ombra per diventare un sé più pieno;
- il BDSM, invece, svuota l’io per il piacere stesso del vuoto — una mistica senza Dio, una kenosi erotica e immanente.
Perché è un desiderio postmoderno
Non è che la sottomissione erotica nasca con la postmodernità — è antica. Ciò che è postmoderno è la sua funzione sociale: in un’epoca che ha fatto dell’identità un progetto obbligatorio e infinito — costruisci, esibisci, ottimizza, difendi il tuo brand-sé — la fantasia di essere oggetto, strumento, numero, mobilio, diventa la valvola di sfogo perfetta. Non si fugge l’identità perché se ne ha troppo poca, ma perché se ne è schiacciati. Il corpo-cyborg che si lascia programmare, il drone che cede il pronome “io”, lo schiavo contrattuale che consegna la volontà: sono tutte figure dello stesso desiderio tardo-moderno di deporre il peso di essere qualcuno.
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Sources
- Erich Fromm, Escape from Freedom (1941)
- Georges Bataille, L’Érotisme (1957)
- Gilles Deleuze, Présentation de Sacher-Masoch. Le froid et le cruel (1967)
- Michel Foucault, intervista Sex, Power and the Politics of Identity (1984)
- Byung-Chul Han, Müdigkeitsgesellschaft (La società della stanchezza, 2010)