Medea
Maga e sacerdotessa di Ecate, principessa della Colchide e nipote del sole Elio — la più tragica delle streghe greche, devota alla dea della magia e infine demonizzata fino all’infanticidio.
Il mito
Medea aiuta Giasone a conquistare il Vello d’Oro con la sua magia e i suoi pharmaka, tradendo il proprio padre e fuggendo con gli Argonauti. Quando Giasone la ripudia per sposare la figlia del re di Corinto, Medea si vendica uccidendo la rivale con una veste avvelenata e — nella versione di Euripide — i propri figli, prima di fuggire sul carro del Sole. È sacerdotessa di Ecate, da cui trae il potere sulle erbe, i veleni e gli incantesimi.
La devota di Ecate
Medea è il legame mitologico più diretto fra la pratica magica e Ecate: la invoca, le costruisce altari, ne è la sacerdotessa. È imparentata con Circe (entrambe stirpe di Elio): le due maghe rappresentano i due volti della pharmakeia greca — Circe la padrona dell’isola, Medea la maga errante e tragica.
Medea nella cultura neopagana
Figura della donna di potere magico punita e mostrificata dalla narrazione: da abile guaritrice e sacerdotessa a infanticida demoniaca. Il neopaganesimo e le riletture femministe ne recuperano l’agency e il legame con Ecate, leggendola — come Morgana e Ceridwen — nel medesimo arco maga-guaritrice → strega antagonista che la cultura dominante impone alle figure femminili di potere.
Sul meccanismo di demonizzazione e rivendicazione vedi Wicca: il riuso neopagano del mito.