Circe

Maga e dea minore, figlia del titano sole Elio, signora dell’isola di Eea — la strega per eccellenza della letteratura classica, maestra di pozioni e trasformazioni.

Il mito

Nell’Odissea Circe accoglie i compagni di Ulisse e con un filtro li trasforma in porci, conservandone la mente umana. Ulisse, protetto dall’erba moly donatagli da Ermes, resiste all’incantesimo e la costringe a restituire ai suoi uomini forma umana; resta poi un anno sull’isola come suo amante. Esperta di pharmaka — erbe, droghe, veleni — Circe domina la magia di trasformazione e la conoscenza botanica.

L’archetipo della maga

Circe fissa il modello della maga indipendente: donna sola, potente, padrona di un sapere erboristico e trasformativo che sfugge al controllo maschile. È imparentata con le altre grandi maghe del mito solare: nipote o zia di Medea, sorella di Pasifae, tutte discendenti di Elio. Il suo dominio sulla trasformazione la avvicina strutturalmente a Ceridwen e alla caccia per metamorfosi del mito gallese.

Circe nella cultura neopagana

Archetipo della strega erborista e della donna di potere autonomo, riletta in chiave femminista come figura di emancipazione (cfr. il romanzo Circe di Madeline Miller, 2018). Patrona ideale della green witchcraft e della magia delle erbe, incarna la maga che le narrazioni patriarcali dipingono come pericolosa proprio perché autosufficiente — lo stesso schema di demonizzazione/rivendicazione che attraversa Morgana e Ceridwen.

Sul riuso neopagano di queste figure vedi Wicca: il riuso neopagano del mito.


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