Società alcoliche e società Stoner — una distinzione antropologica
Non esiste in letteratura una coppia di termini tecnici “società alcoliche / società Stoner” già pronta: è piuttosto la sintesi che si ottiene mettendo insieme tre filoni distinti — archeologia dei consumi, antropologia del comportamento in stato d’ebbrezza, e psicologia della coscienza alterata — che insieme disegnano esattamente questa distinzione.
Corpo
1. La cornice macro-storica (Sherratt). L’archeologo Andrew Sherratt, nel saggio “Alcohol and Its Alternatives: Symbol and Substance in Pre-Industrial Cultures” (in Consuming Habits: Drugs in History and Anthropology, Routledge 1995), propone la distinzione più vicina a quella cercata: da un lato le società che fermentano cereali o frutta in eccedenza — le “società alcoliche”, tipiche del Vecchio Mondo agrario (birra, vino) — dall’altro le società organizzate attorno a uno stimolante/narcotico procurato per commercio o coltivazione mirata (coca, khat, betel, oppio, cannabis). Nel primo caso l’ubriachezza è un prodotto dell’eccedenza agricola e si lega a banchetti collettivi, redistribuzione, competizione di status; nel secondo il consumo è spesso individuale o cerimoniale, legato a reti di scambio a lunga distanza più che alla produzione di massa.
2. Il comportamento sotto effetto (MacAndrew & Edgerton). Drunken Comportment: A Social Explanation (1969) è il testo che regge l’altra metà della distinzione: gli autori mostrano che l’aggressività da alcol non è farmacologica ma culturalmente costruita — l’ebbrezza funziona come un “time-out” socialmente sanzionato, uno spazio in cui si è temporaneamente esentati dalle regole ordinarie (“non ero io, ero ubriaco”). Questo spiega perché le società alcoliche tendano a normalizzare risse, disinibizione, comportamento sociale competitivo o distruttivo come parte del rito collettivo.
3. Il contraltare cannabico. La cannabis produce empiricamente il pattern opposto: gli studi sull’aggressività sotto sostanza (es. Ostrowsky 2016 e la letteratura successiva) mostrano che l’intossicazione da cannabis riduce l’aggressività percepita, a differenza dell’alcol che la facilita. Non è un “time-out” dalle regole ma, semmai, un “time-in” verso l’interno: ritiro, introspezione, bassa competitività, socialità senza confronto. Andrew Weil, in The Natural Mind (1972), teorizzò questa polarità in termini cognitivi come “stoned thinking” (intuitivo, non lineare, a suo agio col paradosso) contro “straight thinking” (analitico, materialista, orientato al controllo) — la stessa polarità, spostata dal comportamento sociale alla cognizione.
La lettura
Le tre fonti non sono la stessa teoria: Sherratt parla di economie e produzione, MacAndrew & Edgerton di licenza comportamentale, Weil di stili cognitivi. Ma convergono su un unico asse: le società alcoliche organizzano il consumo intorno all’eccedenza produttiva, al banchetto competitivo e a una disinibizione socialmente autorizzata (estroversione, aggressività, rischio); le società “Stoner” — termine informale, non canonico, che compare più che altro in scritti divulgativi recenti — organizzano il consumo intorno alla sostanza procurata più che prodotta in massa, a un ritiro rituale piuttosto che a un’esibizione pubblica, e a una riduzione anziché un’amplificazione del conflitto. È probabile che la lettura dimenticata fosse Sherratt (il testo più propriamente antropologico dei tre) o una sua rielaborazione divulgativa che ha tradotto la coppia “alcohol societies / drug societies” in “società alcoliche / società Stoner”.
Sources
- Andrew Sherratt, “Alcohol and Its Alternatives: Symbol and Substance in Pre-Industrial Cultures”, in Consuming Habits: Drugs in History and Anthropology, a cura di Jordan Goodman, Paul E. Lovejoy, Andrew Sherratt, Routledge, 1995.
- Craig MacAndrew, Robert B. Edgerton, Drunken Comportment: A Social Explanation, Aldine, 1969.
- Andrew Weil, The Natural Mind: An Investigation of Drugs and the Higher Consciousness, Houghton Mifflin, 1972.
- Ostrowsky, M. K., et al., studi su aggressività soggettiva in intossicazione da alcol vs cannabis (letteratura successiva al 2016, PMC4988999).