Notte Oscura dell’Anima

La notte oscura dell’anima è, nella mistica di San Giovanni della Croce, la fase di aridità e abbandono in cui l’anima viene spogliata di ogni appiglio e consolazione — non una malattia ma una purificazione necessaria sulla via dell’unione col divino.

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L’origine: San Giovanni della Croce

L’espressione (La noche oscura del alma) viene da San Giovanni della Croce (Juan de la Cruz, 1542–1591), frate carmelitano e poeta mistico spagnolo. Nasce come poema — En una noche oscura — e come trattato che lo commenta. È inseparabile dalla riforma carmelitana che condusse con Teresa d’Ávila, e dalla prigionia e sofferenza personale da cui il testo scaturì.

  1. En una noche oscura con ansias, en amores inflamada, ¡oh dichosa ventura! salí sin ser notada, estando ya mi casa sosegada.

  2. A oscuras, y segura, por la secreta escala disfrazada, ¡Oh dichosa ventura! a oscuras, y en celada, estando ya mi casa sosegada.

  3. En la noche dichosa en secreto, que nadie me veía, ni yo miraba cosa, sin otra luz y guía, sino la que en el corazón ardía.

  4. Aquesta me guiaba más cierto que la luz del mediodía, adonde me esperaba quien yo bien me sabía, en parte donde nadie parecía.

  5. ¡Oh noche que guiaste! ¡Oh noche amable más que la alborada: oh noche que juntaste Amado con Amada. Amada en el Amado transformada!

  6. En mi pecho florido, que entero para él solo se guardaba, allí quedó dormido, y yo le regalaba, y el ventalle de cedros aire daba.

  7. El aire de la almena, cuando yo sus cabellos esparcía, con su mano serena en mi cuello hería, y todos mis sentidos suspendía.

  8. Quedeme, y olvideme, el rostro recliné sobre el Amado, cesó todo, y dejeme, dejando mi cuidado entre las azucenas olvidado.

Attenzione a un equivoco moderno: oggi “notte oscura dell’anima” si usa come sinonimo di crisi o depressione. Per Giovanni della Croce è qualcosa di più preciso e positivo nel fine: è l’azione purificante di Dio sull’anima, vissuta come buio solo perché eccede la capacità dei sensi e dell’intelletto.

Le due notti

Giovanni distingue due fasi:

  1. La notte dei sensi — la purificazione della parte sensibile: l’anima perde il gusto e la consolazione che traeva dalle cose (anche dalle pratiche spirituali). È la prima, più comune.
  2. La notte dello spirito — più profonda e rara: la purificazione delle facoltà spirituali stesse (memoria, intelletto, volontà). Qui l’anima sperimenta il senso dell’abbandono di Dio, il vuoto totale. È la prova suprema.

Entrambe sono attive (ciò che l’anima fa) e passive (ciò che Dio opera in lei, la parte decisiva).

La logica: spogliarsi per unirsi

Il cuore della dottrina è apofatico (cfr. teologia negativa): per unirsi a Dio, che eccede ogni immagine e concetto, l’anima deve liberarsi di ogni rappresentazione, attaccamento e consolazione. Il buio non è assenza di Dio ma eccesso della sua luce, che acceca come il sole acceca l’occhio. Lo spogliamento (nada, nada, nada — “nulla, nulla, nulla”) è la condizione dell’unione.

Discesa, purificazione, trasformazione

La notte oscura è la versione mistico-cristiana del medesimo schema morte-e-rinascita che altrove prende la forma della discesa agli inferi: si attraversa il buio, si “muore” a sé stessi, per emergere trasformati. Per questo la psicologia del profondo l’ha assimilata al processo di individuazione — la crisi necessaria, il fondo da toccare prima della rinascita. È anche il rovescio “luminoso” (orientato all’unione) di ciò che il Sentiero della Mano Sinistra percorre in direzione opposta (la separazione e l’auto-deificazione).

Distinzione importante: la notte oscura non è depressione clinica. Lo psichiatra e teologo Gerald May ha insistito sul punto — la notte oscura ha un orientamento e un frutto, la depressione no — anche se le due possono sovrapporsi nell’esperienza.

Sources

  • San Giovanni della Croce, Notte oscura e Salita del Monte Carmelo
  • Teresa d’Ávila, Castello interiore
  • Evelyn Underhill, Mysticism (1911)
  • Gerald G. May, The Dark Night of the Soul (2004)

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