Jim Carrey
Un uomo che ha costruito una carriera sull’assenza di sé — e che a un certo punto ha smesso di fingere che fosse solo recitazione.
Body
James Eugene Carrey nasce il 17 gennaio 1962 a Newmarket, Ontario. Il padre è contabile, la madre ipocondriaca e depressa. Quando ha 12 anni il padre perde il lavoro: la famiglia vive per un periodo in un furgone parcheggiato su un terreno agricolo dove i figli lavorano come sorveglianti notturni. Jim intrattiene i colleghi del padre con imitazioni. Il trauma viene trasformato in funzione — il clown di servizio nasce qui, non a Hollywood.
La maschera come meccanismo
Il tema ricorrente nella sua filmografia non è la commedia: è la dissoluzione dell’identità. Quasi ogni ruolo importante mette in scena un uomo che smette di essere sé stesso per diventare qualcos’altro.
- The Mask (1994): un uomo insignificante trova una maschera di origine norrena (Loki) che libera il suo “vero sé” — caotico, onnipotente, incontrollabile. La metafora è così esplicita da essere quasi didattica.
- The Truman Show (1998): un uomo scopre che l’intera sua vita è uno show televisivo costruito per lui. Il film viene letto come critica alla società dello spettacolo, ma guardandolo attraverso questa lente è qualcos’altro: la storia di qualcuno che sa di essere osservato e recitare senza saperlo. Carrey lo interpreta con una malinconia che non appartiene al personaggio — appartiene a lui.
- Man on the Moon (1999): interpreta Andy Kaufman, il comico che negava di esistere come persona pubblica. Durante le riprese, Carrey smette completamente di essere Carrey. Nel documentario Jim & Andy (2017), prodotto da Netflix e rimasto in un cassetto per vent’anni, racconta che Kaufman “lo ha posseduto” — non come metafora, letteralmente. Rifiutava di rispondere al suo nome. Terrorizzava i colleghi. Dice: “Andy mi ha usato come veicolo.” È la confessione più esplicita che un attore mainstream abbia mai rilasciato sulla perdita di sé come pratica professionale.
- The Number 23 (2007): interpreta un uomo ossessionato dalla numerologia che vede il 23 ovunque. Il film è dimenticabile; il fatto che Carrey l’abbia scelto e prodotto — lui, che era all’epoca una delle star più pagate del mondo — non lo è.
- Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): cancellazione della memoria, identità costruita e decostruita. Il ruolo più “umano” della sua carriera, paradossalmente il più dissociato dal suo personaggio pubblico.
Lemony Snicket e il rituale visibile
Robin Williams cita espressamente Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi (2004) come il suo “rito di umiliazione” equivalente a Heath Ledger con Brokeback Mountain. Carrey vi interpreta il Conte Olaf: un villain ossessivo che perseguita orfani, travestendosi continuamente per avvicinarsi alle sue vittime. È un film per bambini. La scelta di usare Carrey — il comico amato dai bambini di una generazione intera — per quel ruolo specifico segue la stessa logica di usare Robin Williams per Insomnia: massimizzare il trauma nel pubblico attraverso il tradimento di un’icona familiare.
I segnali nella vita privata
Questi sono gli episodi apparentemente irrilevanti che invece si incatenano:
2009 — il discorso al Maharishi University: Carrey fa una donazione enorme a un’università di meditazione trascendentale fondata da Maharishi Mahesh Yogi (lo stesso guru dei Beatles). Nel discorso pronuncia: “Il tuo ego non è tuo amico. Non sei la tua mente.” Non è un discorso motivazionale — è la descrizione di un processo che conosce per esperienza diretta.
2013 — l’intervista “There is no me”: a un evento di moda a New York, un giornalista gli chiede come sta. Carrey risponde con una frase diventata virale: “There’s no meaning to any of this… I wanted to find the most meaningless thing I could come to and celebrate it… and here I am. You’ve got to admit, this is completely meaningless.” La maggior parte della gente lo legge come provocazione intellettuale. Ma è perfettamente coerente con tutto il resto.
2015 — la morte di Cathriona White: la sua ex fidanzata, cittadina irlandese, muore per overdose di farmaci da prescrizione rubati dall’armadietto di Carrey. La famiglia la sue per wrongful death e providing the means. La causa viene patteggiata. L’eco con Heath Ledger è difficile da ignorare: farmaci da prescrizione, overdose, una persona che orbitava intorno a Carrey.
2017 in poi — i dipinti: smette di rilasciare film e comincia a dipingere ossessivamente. I soggetti sono quasi tutti politici (principalmente Trump) ma con un’estetica che non è satira — è iconografia oscura. Corpi deformati, simboli solari degradati, colori rituali. Pubblica tutto su Twitter con didascalie che sembrano profezie piuttosto che commenti. Un pittore professionista che li analizzasse parlerebbe di automatismo, di scrittura automatica applicata all’immagine.
Il numero 17: nasce il 17 gennaio. Molti degli eventi chiave della sua vita cadono in date con somma 17 o multipli. Non è prova di nulla — ma lui stesso, producendo The Number 23, sembra invitare questo tipo di lettura.
Filmografia principale
| Anno | Titolo | Ruolo |
|---|---|---|
| 1994 | Ace Ventura: Pet Detective | Ace Ventura |
| 1994 | The Mask | Stanley Ipkiss / The Mask |
| 1994 | Dumb and Dumber | Lloyd Christmas |
| 1995 | Batman Forever | Edward Nygma / The Riddler |
| 1996 | The Cable Guy | Ernie Douglas |
| 1998 | The Truman Show | Truman Burbank |
| 1999 | Man on the Moon | Andy Kaufman |
| 2000 | How the Grinch Stole Christmas | Il Grinch |
| 2003 | Bruce Almighty | Bruce Nolan |
| 2004 | Eternal Sunshine of the Spotless Mind | Joel Barish |
| 2004 | Lemony Snicket | Conte Olaf |
| 2007 | The Number 23 | Walter Sparrow |
| 2014 | Dumb and Dumber To | Lloyd Christmas |
| 2020 | Sonic the Hedgehog | Dr. Robotnik |